-Pom!

-Eeh! Somaro!

Svoltare l'angolo della Piazza dopo aver attraversato il ponte con la tramontana che ti spinge freddissima, come se ti mettesse fretta (e un po' ce l'hai, nei dopocena di dicembre), ti permette di cogliere subito i tonfi, le urla, gli sfottimenti che ti annunciano la stagione della capanna.

Aprendo la porta del bar dei Portici cogli il calore del bar e l'odore dello zucchero a velo rimasto sospeso tra un tiro e l'altro e finisci, invariabilmente, sulla linea di tiro dei giocatori. Se va bene ti becchi subito del pirozzo e ti spicci a toglierti di mezzo: e che cavolo, lo sai che stai interrompendo la liturgia del panforte. E le gare di panforte sono una cosa seria.

Alla tua sinistra ci sono i giocatori: a turno lanciano il panforte, di quelli incartati nel cellophane, su un tavolino da briscola a qualche metro. Gli fanno descrivere una parabola alta che lo porta a urtare di punta il piano scivoloso del tavolo, fermandosi sopra. Questo se sono bravini. Se sono bravi il panforte si fermerà sul ciglio opposto del tavolo, sporgendo senza cadere (capanna!), se sono somari il panforte cadrà dal tavolo in una nuvola di prese per il culo, o magari finirà in testa al misuratore, il tizio che dall'altra parte misura con un metro la posizione del panforte, ovvero segna i punti.

A capanna è come a bocce: chi tira meglio prende un punto, e si gioca in tre mandate di sei punti. La differenza è che a bocce non si beve così tanto tra un tiro e l'altro. Chi vince prende il panforte e la posta, chi perde paga tutto e anche le bevute, il che a volte è un mezzo disastro.

A capanna in paese ti ci giochi la reputazione. Se a carte non hai la serata e non ti viene niente, e perdi tutta la sera, e ti sfottono, alla fine non è proprio colpa tua; col panforte in mano il somaro sei proprio tu, e non mancheranno di fartelo notare tutti, anche quelli ai lati che non giocano, anche quel bastardo del barista quando vai a pagare che, cavolo, in fondo gli fai un piacere, altrimenti quando li venderebbe tutti quei panforti? Non vanno nemmeno più di moda... In compenso chi vince apre il panforte tutto sbriciolato e lo offre, ma spesso lo porta via sotto il braccio. A casa di quelli bravi il panforte esce dalle orecchie a tutti, hanno le mandorle al posto dei capelli, non lo possono più vedere.

Due dei più forti giocatori di capanna in paese sono Estrarre e il Marrocco. Sono micidiali, costanti, due pendoli. Tiro, pom! Punto. E via un altro, il Marrocco non sta zitto un secondo: racconta storie, bestemmia, sfotte e tira, pom! Punto. 

Se giocano insieme non ce n'è per nessuno, se giocano contro si sfottono tutto il tempo e ogni tanto finisce che litigano. Uno spasso, se non sei abituato alle serate di poesia. Insomma, una volta i due vanno a Pian del Ballo a giocare a un torneo di capanna. I tornei sono impegnativi e rischiosi, anche perché a volte le regole variano da paese a paese, il che ti lascia sempre l'impressione di giocare coi marziani, roba da mettere nelle figurine Miralanza, quelle di una volta coi posti lontani. Comunque, regole o non regole, quella sera i nostri eroi si fanno decisamente valere e la spuntano contro i locali: il primo premio li attende fuori dal bar, legato ai vasi delle ortensie: sono due maialetti rosa.

I locali sono un po' stizziti per aver perso i maialetti, e nasce subito una discussione: Il Marrocco e Estrarre non possono caricare i premi in macchina, rischiando di sistemarla per bene nel caso gli scappasse qualcosa... Quindi chiedono di venirli a prendere il giorno dopo con l'ape, ma quelli lì non sentono ragioni, devono prenderli subito, stasera.

Maremma assassina, ma che c'hanno nel capo? Le nicciole del panforte? La serata si scalda e non si trova soluzione, si litiga e si bestemmia fino a quando Estrarre si rompe, va fuori e comincia a legare la cavezza dei maialetti al paraurti della macchina, minacciando di portarseli a casa così. Evidente il pensiero che l'amato bene finisca grattugiato lungo la strada tra Pian del Ballo e Santa Fiora può più delle discussioni e si torna al bancone delle trattative.

Per farla breve, i nostri barattano i maialetti con il terzo premio (due spalle), il secondo (due prosciutti), cinquantamila lire per il Marrocco e una cena per Estrarre, che a Pian del Ballo non ci si mangia manco male.

Come si vede, le doti del campione di capanna vanno ben oltre il braccio saldo e la mira... Certo però che veder arrivare il Marrocco e Estrarre coi maiali al guinzaglio in piazza... Diavolo, avrei pagato!

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