C'è un avido e insidioso problema in Italia che continua a tornare. Rovina mezzi di sussistenza e tradizioni e calpesta la storia. Sareste perdonati se pensaste che mi riferisca a certi politici - e questo problema sicuramente si diffonde velocemente come certi partiti politici, promesse e tasse - ma non è questo il caso.

Il nome scientifico del problema è dryocosmus kuriphilus, conosciuto in inglese come Oriental Chestnut Gall Wasp e in italiano come Cinipide, e le sue abitudini riproduttive stanno causando la distruzione dei castagneti in Italia.

Dire che le castagne sono una parte importante della storia della Toscana, e un cardine della cucina locale, è sottovalutare la loro importanza. Le castagne - crude, cotte, secche o macinate in farina, insieme al legno del loro albero - hanno salvato le vite di migliaia di persone povere nel dopo guerra, scacciando la fame e la prospettiva di carestie invernali. Sono ancora valorizzate: ogni anno a ottobre la castagna è celebrata in sagre e feste, e oggi la coltivazione è un necessario supplemento stagionale ai guadagni sovratassati e una parte importante del turismo della regione.   Cos'è il cinipide? Il cinipide, nativo della Cina, è arrivato all'inizio accidentalmente in alcune piante infette in un vivaio a Cuneo, in Piemonte, nel 2002. In seguito si pensava di averlo eliminato dalla regione, fino a che non si è sparso in altre parti d'Italia. Nel 2005 si era fatto conoscere in Campania, Lazio, Abruzzo e Toscana, e altre misure sono state prese per liberarsi da questo flagello. Nelgi ultimi otto anni è comparso in varie zone di produzione delle castagne, in maniera consistente o meno, e quest'anno sta attaccando in forza i castagneti dell'Amiata. Un gran numero di coltivatori sta riportando danni alla produzione dell'80% e non sono affatto ottimisti sul raccolto di quest'anno.   Che danno causa il cinipide? In estate la femmina depone le uova nei piccioli delle foglie, dove le larve si schiudono, anche se non cominciano a crescere fino alla primavera dopo. Nel frattempo, la presenza della larva causa un nodulo fibroso (galla) dove sarebbe cresciuta una foglia sana. Il cinipide emerge adulto dalla galla e ricomincia il processo riproduttivo nell'estate.

Le galle danneggiano severamente la produzione del frutto, diminuendola di circa il 70%, danneggiando anche la qualità del legno. Gli alberi sono indeboliti e ammalati e diventano sensibili alla muffa del castagno, che li infetta dalle galle aperte dall'uscita della vespa adulta. In qualche caso, l'albero muore.

Quando sono arrivata a Santa Fiora ho notato la presenza della vespa durante le passeggiate - insetti dalle ali nere e dalle zampe giallo brillante - e ho visto le galle sugli alberi, anche se non sapevo che cosa stessi vedendo. quest'anno è evidente che il cinipide ha invaso i castagni dell'Amiata; il danno agli alberi è ben visibile. Capisco la necessità dell'Australia di controllare strettamente i confini con le quarantene per animali e vegetali.

Ora che il cinipide è qui, cosa si può fare? Poiché i castagneti dell'Amiata fanno parte del sistema boschivo e paesaggistico, non è possibile spruzzare insetticidi - si ucciderebbero le api e altri inseti impollinatori danneggiando il delicato ecosistema.

Al momento l'eliminazione e i metodi fitosanitari sono limitati al taglio, alla potatura e bruciatura prima che le larve si schiudano, anche se a volte si rischia di aumentare la diffusione durante il trasporto dei rami tagliati. Ci sono stati tentativi di introduzione di un parassita naturale (Torymus Sinensis) del cinipide. Dal 2003, scienziati in Svizzera studiano e sperimentano con questo parassita e hanno fiducia che mangerà solo il cinipide senza attaccare le specie native. Altri sono nervosi, e con ragione: introdurre questo genere di controllo biologico contiene una certa quantità sconosciuta di rischio (penso a quello che è successo col rospo delle canne in Australia) e può al meglio richiedere anni prima di stabilirsi nell'ecosistema per avere l'effetto sperato. Sembra però, che questi studi e il parassita in questa forma di guerra biologica possano essere l'unica via percorribile per proteggere i castagneti - e salvare quello che non è solo un sostegno economico, ma una parte integrale della vita, la storia e le tradizione del Monte Amiata.

Approfondimenti sugli studi: http://alexaebi.files.wordpress.com/2012/07/040712_03_cantone_1.pdf http://www.agroscope.admin.ch/publikationen/einzelpublikation/index.html?aid=26403&lang=de&pid=26839 Trad. Gianluca Savini  

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