Per noi rasposi piccini l’arrivo del circo in paese era un’occasione che aspettavamo durante l’estate. Al tempo i nostri divertimenti erano di natura fisica e ambientale: con le vacanze estive si usciva di casa e si rientrava solo ad ore pasti, con l’unica eccezione, verso le 5, per una capatina a vedere il Grande Mazinga su qualche oscuro canale locale, visibile per altro solo a casa dei pochi fortunati che, sciccheria, avevano piantato sul tetto la famosa “quinta banda”, senza la quale si vedeva solo il primo e il secondo.

Per il resto: corse, sbiciclettate, arrampicate sugli alberi, partite a pallone o altri giochi incasinati e poco gestibili, merende apocalittiche e così via (infatti eravamo tutti secchi come lucertole...).

Poi a un certo punto arrivava il circo in paese.

Il circo era una cosa a metà tra lo straccione e il grandioso: gli adulti vedevano più il lato straccione, noi più lo spirito avventuroso, anche se la straccioneria rimaneva sempre presente, perché per essere cenciosi questi circhi di paese lo erano, eccome se lo erano.

Di solito arrivavano un po’ alla zittina e montavano in Piazza Roma un tendone lezzo e più vecchio dell’orologio di piazza, circondato sul retro dai camion degli attrezzi e delle bestie.

Solo una volta un circo azzardò una sfilata lungo il ponte e via Roma, cosa che terminò con l’elefante che depositò certi palloni da calcio marroni in mezzo al ponte che fecero felici gli spazzini. Pallera ne portò via una carrettata.

Sotto il tendone c’era una pistaccia coperta di segatura puzzolente e a lato i posti per il pubblico fatti di tavoloni: volte le schegge ti si piantavano nelle mele ma non importava.

All’ingresso una ragazzetta truccata da tegame vendeva i biglietti, sempre sudati, perché tutte le volte convincere i genitori era un lavorone, e non si capiva perché non avessero tutta ‘sta voglia di andare a vedere lo spettacolone.

La stessa ragazzetta con le calze a rete un po’ smagliate passava poi a vendere beveraggi, sacchetti di semi di zucca e lupini e altri rustici rinfreschi, qualche volta anche il popcorn che era sempre una cosa un po’ esotica. Poi dopo un po’ compariva sulla pista come contorsionista, trapezista o giocoliera, perché dopo il puzzo di circo la seconda caratteristica era il riciclo familiare delle figure.

Uno faceva il clown e il trapezista, la moglie l’assisteva al trapezio ma poi era la collaboratrice del mago e così via. L’effetto era leggermente straniante.

Comunque a noi bimbetti paesani l’insieme piaceva, specialmente quando apparivano le beschie: elefanti incartapecoriti che si sedevano volentieri sullo sgabellone più perché pesava loro il culo che per addestramento, cavalli bolsi che terminavano il numero di rincorsa sulla pista col fiatone, leoni tignati con le palle ciondoloni, serpenti rincoglioniti maneggiati come sparapifferi... A me piaceva tutto, meno i cavalli che mi sono sempre sembrati pallosi.

Poi c’era il mago, sempre una figura truffaldina e poco raccomandabile, i pagliacci con le battute di Gino Bramieri e gli schizzi d’acqua a tradimento, i giocolieri che smanacciavano roba per aria, tutti acconciamente introdotti dal presentatore col tono standard che usano anche i complessi di liscio per annunciare le canzoni, fino ad arrivare al clou dello spettacolo che erano i trapezisti, audaci figure che sfarfallavano un po’ e che, con sorpresa e delusione, solo di rado cascavano sul retone teso al di sotto.

Comunque c’era un aspetto che sicuramente colpiva noi maschietti: la presenza di tutte queste signorine o presunte tali che giravano scosciate tutto il tempo. Ci si capiva poco ma non era spiacevole, specie quando saltava fuori di nuovo quella dei lupini che si metteva ad intrigarsi gambe e braccia. Dopo pochi anni sarebbe uscito “Amici Miei Atto II” e il Conte Mascetti avrebbe materializzato le nostre inquietudini con la contorsionista spagnola.

Per me finì così: un’anno mentre eravamo con tutta la famiglia a Marina arrivò a Grosseto il circo Medrano, allora una sera andammo a vedere. Era un mostro con tre piste, numeri seri, puzzava parecchio meno... Insomma un altro mondo. Fu bellissimo e devastante, perché terminò la magia e al circo non ci sono più andato. Ora vediamo se il teppista che mi sono messo in casa mi ci porterà per le orecchie come facevo io coi miei...

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