Ciacciai! Appunti sempre meno seri sui santafioresi

Ciacciai

Una introduzione.

La genesi di questo dizionario santafiorese-italiano (senza ritorno) copre diversi anni. La prima edizione venne pubblicata parecchi anni fa in un’edizione autarchica che però andò subito esaurita: un vero best-seller. Il dizionario era allora composto da più di 550 termini, la metà dei quali scritti di getto nel corso di pochi giorni, in febbrile attività. L’intenzione era quella di colmare una lacuna nel corpus degli scritti santaforesi, registrando parole d’uso comune e altre tendenti al disuso, ovviamente nel contempo divertendomi come un matto.

Successivamente alla prima pubblicazione ebbi un riscontro amplissimo da parte dei lettori che, nel corso di un paio di mesi, mi fornirono precisazioni e aggiunte, portando il numero complessivo dei vocaboli sopra al migliaio; alcuni dei questi sono veramente inusitati: vedi il montecatinese “cogniture dei sigari”. In realtà imparai a girare per il paese con carta e penna, segnando via via i termini e i modi di dire che tutti, anziani e giovani, massaie e dottori, altolocati e mazzacani, mi suggerivano entusiasti.

Ho avuto la fortuna di avere una sorgente infinita di detti nella persona della mia nonna materna, Erina Prianti, classe 1907, saldamente radicata nelle radici della cultura locale e santafiorese verace, che ha popolato la mia infanzia di parole, racconti e persone che troverete ovunque nel dizionario. I pomeriggi passati in via della Ripa, a giocare e ad ascoltare i racconti di Pia e Meme, di Teresa, delle Rabbine e di tante altre persone che molti ricorderanno, sono e rimaranno inestimabili testimonianze di un tempo che non c’è più.

E poi il divertimento, la scoperta apparentemente senza fine di aspetti linguistici sempre nuovi, lo spasso di trovare, nella fantasia ma soprattutto nella memoria, esempi per illustrare termini e modi di dire, la riconferma, durante tutto il processo di scrittura e revisione, di un’identità popolare che lontananza e lavoro potrebbero intaccare: tutto questo spero che traspaia dalla lettura del dizionario che avete tra le mani, altrimenti potreste finire per usarlo per pareggiare il tavolino che balla…

Credo che il mio impegno non finisca qui. Per un’altra volta lancio una campagna per coinvolgere chi ne sa più di me ad aiutarmi: suggeritemi parole che ho saltato, correggetemi dove ho male interpretato significati e situazioni, ricordatemi racconti e proverbi, siate Ciacciai e non fatevi i fatti vostri; dentro questa mia testona ci sono racconti di santafioresi che premono per essere scritti, potete aiutarmi a farli nascere.

Infine qualche appunto e ringraziamento: lungi da me tentare una seria trattazione linguistica e filologica della materia, lascerò che sia chi ci capisce ben più di me a tentarla; io riporto qui il dialetto santafiorese come è e forse com’era, a smontarlo ci pensi chi ne ha la competenza. Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato a scrivere “Ciacciai”, a pubblicarlo la prima e la seconda volta, ma soprattutto chi mi ha cresciuto nel dialetto e nei meravigliosi racconti santafioresi: Erina e la tribù di via della Ripa (che non c’è più), i miei genitori e zii, fonti inesauribili di ispirazione e Francesca, la mia amata correttrice di bozze.

Ancora una volta, a distanza di anni, godetevi questo crostino.

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