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Babbalóne. Si dice babbalone di una persona sciocca; il termine di per sé è di uso più comune a Castell' Azzara, ma viene usato anche a Santa Fiora. Vedi anche bamboccio.

Bacarèlla o gazzillòro. Coleottero di medie dimensioni dalle elitre di colore verde cangiante, molto carino a vedersi. Una volta era costume legargli un filo ad una zampa e farlo volare al guinzaglio per giocarci.

Bàggiolo o bàggiulo. Struttura di legno atta al carico di merce varia e al trasporto di essa con l'elevatore (pancale o pallet) v.imbaggiula’. Assume anche il significato di pedana rialzata: significativa la frase «Qui ti ci vole 'n baggiulo» da dire ad una persona bassa che ha necessità di un rialzo «perché 'un c'arriva».

Balla. Tessuto di iuta col quale si fanno i sacchi che prendono lo stesso nome. Da qui il vocabolo assume il significato di grande quantità di qualsivoglia merce: «Ah bene! Ho magnato 'na balla di baccelli» dirà l'ingordo mollando un sonoro rutto a suggello del fiero pasto.

Ballo di Mantova. «Fa’ ‘l ballo di Mantova» significa calpestare insistentemente il pavimento sporcandolo tutto. «Avevo dato il cencio ora, mi c’hai fatto il ballo di Mantova» si lamenterà la massaia santafiorese vedendo il pavimento lavato ora già tutto lordo. Evidentemente il ballo in questione era stato una bella festa, particolarmente ben riuscita e frequentata.

Balta’. Baltare. Vedi bucalta’.

Bamboccio o bamboccione. Letteralmente fantoccio, per cui il termine si adopera per apostrofare anche una persona molto poco sveglia e per niente affidabile, l'accrescitivo ovviamente rincara la dose. «Poro bamboccione!» si commenterà al vedere la persona che parte con la macchina dimenticandosi il cricche montato.

Bandìna. Banda organizzata di ragazzini, costituitasi al fine di delinquere. Le attività delle bandine andavano dalla lotta con bandine rivali alla “I ragazzi dellaVia Pal”, a base di fiondate, pallate di fango e volentieri sassi, all’espoliazione sistematica di tutti i purnelli e i saraci (v.) raggiungibili, al furto delle castagne, alla caccia tartara, micidiale gioco che consisteva nella caccia per le vie del paese ad un malcapitato, al quale però era stato concesso magnanimamente un piccolo vantaggio.

Barba. Radice di pianta o di dente. Vedi sbarba’.

Barbazzàle. Sinonimo di gozzo, ovvero di sottogola pendente. Si chiamano barbazzali anche i bargigli dei polli.

Barbiglia’. Barbigliare. Lo sbattere gli occhi velocemente quando si è disturbati, per esempio, dal sole.

Barcocchia’. Barcocchiare, fare una bella baschina (v.). Il suono del termine è praticamente onomatopeico, ricorda le costole che si rompono…

Barre. Bar. Il barre o barretto è un luogo importantissimo di incontro, specialmente d'inverno, quando fuori si bubbola dal freddo (v.). Al barre si passa il tempo leggendo a scrocco il giornale (alcuni personaggi hanno fatto di questo e della sottrazione della Gazzetta un’arte), giocando a carte o a capanna (v.) facendo casino e litigando, ciacciando su tutto e tutti, ma soprattutto bevendo. L’hit parade dei consumi santafioresi vede al primo posto il vino rosso generalmente cattivo, seguito da varianti quali il miscellato vino-spuma o il macchiato vino-campari. È importante notare che la maggior parte dei forti bevitori (il 78% dei santafioresi secondo l’ultimo censimento) «non distingue il ranno dal fragolino» e questo spiega sia la qualità generale del vino in mescita, sia come ci sia gente che chiede il 29 settembre (sentito di persona) il novello. Per quanto riguarda la birra, può darsi che vi venga servita in formati inusitati quali il cinquino da vino, mentre sarà generalmente malaccolta dal barista qualsiasi richiesta di supporto agli aperitivi quali patatine, noccioline o semenze assortite, catalogando la vostra richiesta come generica «rottura di cogliómberi». Se frequentando il barre noterete persone che, nonostante l’aspetto, bevono aranciatine e soprattutto il fetido pompelmo acquiglioso, sappiate che siete di fronte al bevitore smesso, tragica figura che porta su di sé la maledizione dei trigliceridi da campionato mondiale. Il bevitore smesso è però raro, stante la difficoltà oggettiva di «fallo smette’ di be’»; è rimasto famoso un omino al quale il dottore aveva tassativamente proibito il vino, ebbene, senza fare una piega, si mise a bere il TreStelle.

Barroccio. Carro trainato dal somaro o dal cavallo, importantissimo quando la motorizzazione del paese era inesistente o scarsa (fino a dopo la seconda guerra mondiale). Oggi più che altro il termine si usa per smeriare (v.) il vanitoso possessore di un macchinone: «O che barroccio hai comprato? Era meglio quella vecchia». Il barrocciaio, ovviamente; era il carrettiere.

Barzòlo. Struttura sporgente sul vicolo, che consentiva l'accesso mediante scala all'ingresso principale della casa, posto al primo piano, anche perché al livello della strada c’era la stalla. Al di sotto della scala generalmente c'era una stanzina o la legnaia.

Baschiè. Sinonimo elegante e vagamente francofono di baschina.

Baschìna. Diminutivo femminile di baschio (v.). Sta a significare gran copia (un baschio) di legnate o più genericamente di percosse, somministrate al malcapitato di turno. In senso più ampio va anche ad indicare una sconfitta particolarmente eclatante: «S'è preso 'na bella baschina» continuano a dire i giocatori dell'Intercomunale (!).

Bàschio. Basto o soma, ovvero quel particolare tipo di bardatura dell' asino che serve a caricare sulla schiena dell'animale la merce. «Mette’ ‘l baschio» significa pertanto preparare ad un lavoro duro. In senso più ampio assume anche valore di unità di misura (es.un baschio di legna). «Te lo metto io 'l baschio!» si dice minacciando di affibbiare un duro lavoro (v.imbaschia’ e baschina).

Battucìna. Somministrazione di una gran quantità di percosse (sia simboliche che materiali). A Santa Fiora sono rimaste epiche molte battucine, fatte o subite. Sinonimi sono: tribbia, trina, sùbbia, concia, baschìna, trita, mèrca, giubbina, valca, pestatura, rondò, bussatura… Ed altri che trovate più su o più giù.

Bavaràia. Bava, schiuma poco gradevole. Ad esempio quella dei lumacci (v.) o quella del cappuccino finto della macchinetta del mio ufficio.

Bazza. Mento, meglio se prominente: bazzone è il portatore (sano) di bazza. Bazzìna si dice a volte di persone prive di mento.

Bècio! Espressione di estremo disgusto, equivalente a «Che schifo!». «Le voi ‘zucchini lessi?» «Becio, magnateli te!»

Bello. «Bello! Ti mangiasse 'l maiale» Questa frase viene rivolta affettuosamente con ironia alla persona che ci è più cara, forse nel tentativo di esorcizzare una fine non troppo bella. L’equivalente femminile è «Bella come il culo della padella» mentre esiste anche «Bello, sembri ‘l cane d’un signore». Per altre notizie sul porco vedi arello.

Benedica! Espressione di meraviglia di fronte a qualcosa di meraviglioso, tipo la vassoiata di tortelli o la ragazza bona.

Benesta’. Benestare, inteso nel senso proprio di stare bene, ovvero di sensazione di rilassamento e di agio. «È finito 'l benesta’!» dico quando, al bagno, vengo interrotto nella mia seduta…

Berga’. Bergare. Albergare, restare per molto tempo in un posto, magari a dispetto della persona che ospita: «Ma quanto ci stai al bagno, ci berghi? Sorte fori!»

Berretta. Copricapo fatto annodando gli angoli del fazzoletto, ma anche cappelluccio di poco valore.

Beverone. Pastone per nutrire il maiale: per questo il termine si carica di valenze negative e viene anche usato per definire una bevanda molto allungata e poco gradevole (v.brobbia), o anche una minestra dall'aspetto poco invitante. «Madonna, che è ‘sto beverone?» esclamerà compunto il capo di famiglia dinanzi al minestrone Findusse.

Biascia’. Biasciare. Masticare ruminando (anche a bocca aperta), ma anche mangiare svogliatamente. Da qui deriva l'epiteto biasciantingoli (biascia intingoli), indicante una persona che mangia svogliatamente, perdendo tempo e gingillandosi col cibo, visto che gli intingoli non si masticano, essendo liquidi. Vedi ciancica’.

Biccicocù. Curiosa espressione adoperata per esprimere la completa riuscita (in positivo o in negativo) di un' azione; in questo equivalente a ciborio: «Ho spaccato 'l frontale, 'l paraurti, 'l cofano e anche 'l biccicocù!»

Biccicùto. Il beccuccio di determinati recipienti, per esempio brocche o caffettiere.

Bìccio. Bernoccolo.

Biciàngula. Altalena. Fa’ la biciangula significa dondolarsi sull’altalena, o comunque compiere movimenti ondulatori. «Nun ci fa’ la biciangula» mi rimproverava mia nonna quando, con sprezzo del pericolo, mi dondolavo sulle sedie mettendo a repentaglio la mia (scarsa) integrità fisica.

Bigonzo. Bigoncio, recipiente di legno alto e stretto adatto a contenere l'uva e piccole quantità di mosto. Assume anche il significato di scemo o imbranato. «Sei proprio ‘n bigonzo!» si dirà all'amico che continua a prendere fregature dal primo che passa. Ritorna nel parlato anche come unità di misura spropositata, per esempio nella frase: «Ho magnato 'n bigonzo di tortelli!» (cosa che mi succede spesso).

Billo. Tacchino. La frase «Fa’ le seghe a’ billi», oltre a ricordare l'unico sistema per far procreare i tacchini in cattività, esprime anche il disappunto per un’azione inutile che comporta solo una perdita di tempo. «Qui si fa’ le seghe a’billi» ho più volte pensato ponderando le politiche economiche di certi governi malassortiti.

Bocca. Bocca compare nella frase seguente, non soltanto santafiorese ma comune a tutta la Toscana: «Quando bocca magna e culo rende, si va ‘n culo a le medicine e a chi le vende». L'impatto di questa frase è tale che ogni commento mi sembra superfluo; posso solo far notare l'endemica sfiducia nella medicina ed in chi la pratica, salvo poi andarsi a confondere da qualche stregone per farsi togliere l'occhiaticcio (v.).

Boccarda. Genericamente donna dotata di un apparato orale di cospicue dimensioni, magari popolato da tanti dentoni belli grossi. Anche accrecitivo: boccardóna.

Borda’. Bordare. Scagliare, gettare con veemenza qualsiasi cosa, dalle legnate alle secchiate d'acqua. «Borda!» sarà il commento al goal del centravanti della propria squadra, seguito acconciamente dal gesto detto “dell’ombrello” e da «Toh! Pigliatavela nel culo!»

Bóssulo. Bussolotto, barattolo, ma anche tegame alto e stretto. Si dice bossulo anche di una persona viceversa bassa e tarchiata.

Bosta. Bolla, sia quelle dell'acqua minerale, sia quelle del sapone, sia le vesciche (vedi galla). «Vorrei l’acqua cu’ le boste» si chiederà educatamente al ristorante.

Bracarella. «Esse' a bracarella» significa ritrovarsi coi pantaloni abbassati e la camicia di fuori. Da ragazzini tornavamo la sera a casa tutti terrosi e a bracarella, tra la gioia delle nostre mamme, che non vedevano l'ora di lavare tutti i panni in più.

Bràcia. Brace.

Bracozzi. Grosse braghe, mutandoni, particolarmente ridicoli se di peloncino, tessuto pelosetto ma caldissimo e sexy.

Briàco. Ubriaco. Condizione naturale di una parte della popolazione santafiorese che, «a be’, nun si fa passa’ avanti nissuno».

Bricichétta. Bicicletta, ma penso che ci potevate arrivare anche da soli.

Brobbia. Composto liquido o semiliquido di aspetto sinistro e sapore poco invitante. «Che è 'sta brobbia?» dirà il marito della minestra vegetale simile alla colletta. Autentiche brobbie sono, per esempio, le sangrie che ti rifilano alle sagre paesane.

Brodulata. Broda composta da concime ed acqua che si dà come fertilizzante alle piante. Conseguentemente si chiama brodulata anche qualsiasi cosa liquida o semiliquida che poco solletica la gola (vedi anche beverone, brobbia, sbroscia).

Brodulose. Castagne sbucciate, abbrustolite, private della seconda pelle e lessate, quindi passate al setaccio fino ad ottenere una purea: so' proprio bone! Si tratta dell'ennesimo modo di cuocere le castagne, d'altra parte una volta si campava con quelle.

Bruschìno. Piastra atta ad abbrustolire (abbruscà) il pane o la polenta, o che vi pare.

Brùsia, brusiotto. Voce tipica del Bagnolo: mi sapeva bellina e ce l'ho messa; sta per blusa, giacca (giacchetto).

Brusto o buristo. Insaccato di sangue e grasso di maiale quanto mai ottimo. Il termine è usato anche nella frase «Ci si rivede nel buristo», usata come congedo tra amici: sta a significare l'ineluttabilità di un prossimo incontro, perché gli ultimi scarti della lavorazione del maiale si ritrovano nel buristo. È noto come un nostro compaesano abbia risposto all'affermazione di un infermiere, riguardo al bel colore del suo sangue: «So assai, ho magnato 'n braccio di brusto!»

Bubbola’. Bubbolare. Tremare dal freddo: «È 'n freddo si bubbola!»

Bucalto. A buco (del sedere) alto, ovvero posizione raccolta col sedere in alto. Termine equivalente a buco ritto (v.), ma con accentuato il significato di disordine.

Bucalta’. Bucaltare. Finire a bucalto (v), ma anche rovesciarsi, magari co’ 'n lapo (v.)

Bucata. Si tratta del bucato fatto col ranno (v.) nella conca, nella quale si lavavano i panni per tutta la famiglia, e che coinvolgeva la massaia e i figli più piccoli, che portavano secchi e secchi d'acqua, necessari per eseguire questo essenziale lavoro domestico. La mia bisnonna era lavandaia e di bucate n'avrà fatte cinquantamila! «Tutti i cenci vogliano andà in bucata!» si dirà sarcasticamente quando troppe persone voglio intervenire in una faccenda nella quale farebbero meglio a soprassedere.

Bucature o nizioni. Iniezioni. Una volta c'era la fantomatica siringa da bollire, con un ago che pareva un tubo dell'acqua: col cavolo che dicevi «Già fattooo!?», ti sentivano da fuori di casa! Da notare che tutt’oggi lo sforacchiare le altrui chiappe può essere fonte di guadagno: si assiste così alla processione per le case da parte delle donnine che sanno fa’ le bucature.

Bucchia’. Bucchiare. Sbucciare, anche riflessivo (bucchiassi). Ci si bucchia per esempio cascando malamente sulle schiacce di Piazza. I figlioli recalcitranti venivano bucchiati di nocchini nel capo. Si dice capo bucchio o testa bucchia una notevole calvizie.

Buco pellonzi. Posizione raccolta con il sedere in alto. In questo equivalente a buco ritto.

Buco ritto. Espressione polivalente: indica la posizione a pecora (scusate la finezza), ma si usa per definire anche il disordine. Bellina l'espressione: «Alzassi a buco ritto» ovvero alzarsi all'improvviso la notte, o anche alle prime luci dell'alba.

Budelli nel paniere. «Ave’ (o sta’) co’ budelli nel paniere» indica uno stato d'angoscia che sta per risolversi nella diarrea, in un clima da aspettativa dell'uragano che logora i nervi. Non è dato sapere perché le budella debbano stare proprio nel paniere, ma bene non ci stanno comunque!

Budello. Persona sgradevole ed antipatica, non necessariamente dedita alla mercificazione del proprio corpo. Valido ovviamente anche al femminile: budella.

Buffo. Getto improvviso di liquido; per esempio un buffo d'acqua.

Buglione. Ottima zuppa di pane e agnello non esattamente appartenente alla nouvelle cuisine. È noto come Gommone e Oliviero si siano mangiati il buglione per dodici persone, a testimonianza della sua bontà.

Bullette. Chiodi corti dalla testa larga, che venivano messi sotto le suole delle scarpe per aumentarne la durata, ma che avevano la sinistra proprietà di non far stare ritti sui fondi scivolosi, oltre a fare le scintille (le luchie) sul selciato.

Burattini. Si dicono burattini i cartoni animati, i fumetti e tutte quelle pubblicazioni, o anche film, manifestamente dedicate ai bambini, ma anche qualsiasi film (od altra opera) a contenuto fantastico, non importa di quale caratura sia; per esempio, quando ho consigliato al mi' babbo di vedere "Blade runner", dopo mi ha detto: «Meglio 'n fidassi di te: bello bello, e m'hai rifatto vede' 'burattini!». Ovviamente il termine si ispira a quei rari spettacoli di burattini che girovagavano per il mondo una volta (ora specie protetta dal WWF).

Buzza o buzzo. Grossa pancia, detta anche borro, qualora sia particolarmente elastica. Buzzone è il pancione (nel senso di persona).

Buzzona. Riferito alle pere quando sono troppo mature.