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Dègane. Persona mitica dotata, a quanto sembra, di testicoli di eccezionali dimensioni (forse si trattava di un’ernia inguinale). Viene rammentato nella frase: «M'hai fatto du' coglioni come quelli del Degane», da completare con la consueta mimica complementare… Menzionato in questi casi è anche il Poro Bussi, che doveva essere dotato di similari gonadi. Si può dire in questi casi anche: «M'hai fatto du' palle come un somaro di sei anni». Invito perciò chi non ha mai visto un somaro, e i dilui testicoli, a colmare questa disdicevole mancanza.

Delèn delè. «Delèn delè, indovina checche d'è ?», scherzoso indovinello per i più piccini.

Dèndare. Altro aggettivo per apostrofare un'intelligenza poco sveglia : «Poro dendare!» si dice di una persona poco sveglia, come pure "Dendare, che ‘quattrini ‘un ne sa spèndare…" si canticchia ad uno sciornarello che non dimostra eccessiva sagacità nelle spese.

Dentìna. Dotazione dentaria di una persona o di un animale, ma anche dentiera artificiale. Da notare come nel film «007 - La spia che mi amava» il personaggio di Squalo, il killer coi denti d’acciaio, venisse chiamato dal pubblico bonariamente Dentina (appunto).

Déto. Dito. Si narra che un omino rimase con una mano sotto un tronco, durante il carico di legname sul camion, e che disse dubbioso: "Fermi rega’! Potessia (può darsi) c'ho 'n deto!» Che gente!

Di pelle e di becco. «Fanne di pelle e di becco» significa compiere talmente tante malefatte da far impallidire un battaglione di vandali. Ad esempio, del governo si dirà che «ne fà di pelle e di becco». Analogamente, «Dinne di pelle e di becco» significa sparlare di qualcuno in modo insopportabile.

Di' la storta. Dire la storta. Recitare una preghiera speciale per guarire una storta alla caviglia. Importantissimo il fatto che l'ammalato creda a quello che si dice, altrimenti la storta non guarirà. La pratica consiste nel legare la caviglia con un filo e recitare una serie di preghiere che vengono tramandate da madre in figlia.

Diaccèra. Ghiacciaia, ovvero fossa piena di neve che serviva una volta a conservarla, onde farne gelati e per usi similari. In seguito il termine è passato ad indicare il frigorifero, e specialmente lo scomparto del ghiaccio. Si chiama diaccera anche un luogo molto freddo.

Diliggeri'. Diliggerire. Digerire (non ve lo sareste mai creso, eh?)

Dio. «Dio de' dei, fate fiori' le zucche, date marito a le donne brutte!». Questa articolata imprecazione viene usata di fronte a richieste particolarmente esose.

Ditta. Insieme di persone malassortite e malmesse (v. frazzumaglia). «Mi' che ditta!» si dirà vedendo arrivare il solito circhettaccio da tre soldi coi leoni spelati. «Che ditta!» esce spontaneo considerando il governo.

Divaga’. Separare i vaghi (acini) dell'uva.

Divagassi. Divagarsi. Svagarsi, divertirsi, distrarsi.

Dòdde e Ruscìlde. Coppia di personaggi rimasti nella leggenda. Da quello che ho capito non dovevano essere poi tanto svegli, oppure sempre ubriachi: si chiameranno Dodde e Ruscilde una coppia di gaudenti, o comunque malassortita.

Dódo. Sciocco. Le tre Nene dode erano tre donne (Nena di Bachicche, Nena de la Doda e Nena di Baracco) piuttosto sciorne (v.), il termine viene quindi usato quando si trovano tre sciocchi insieme.

Dóghe. Parti della botte, ma in senso traslato le costole: «Ti do du'cazzotti ne le doghe» è una minaccia che si sente a volte negli ambienti nobiliari locali.

Doliccica'. Doliccicare. Duolere non molto forte ma insistentemente (modello "uggia").

Dóndola o dóndula. Termine di doppia origine. Il primo significato è quello di altalena (da dondolare), il secondo è derivato da donnola, ed è la corruzione, appunto, del nome di questo animale.

Dótta. Lavoro fatto a scappatempo, o più estesamente qualsiasi lavoro differente da quello principale. Il termine si ritrova nel costrutto: rimette’ le dotte, ovvero recuperare il tempo perduto in straordinari, sia per dormire che per ogni altra attività.