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Ma' più e ma' poi. Mai più e mai poi, ovvero mai più, assolutamente, «Nun ci sarebbe caso!»

Maccarone. Tagliatella casalinga, ma anche una persona piuttosto sciorna (v.). Le tagliatelle sono cose da forestieri, i santafioresi magnano i maccaroni.

Mafia. Fa’ la mafia significa semplicemente pavoneggiarsi, ostentando magari l'abito nuovo.

Magna Nanni (che di tuo magni). Questa frase viene adoperata nel caso ci si debba servire di qualcosa (cibo, utensile, etc.) di nostra proprietà, non traendo il giovamento che si avrebbe se fosse tutto gratis. Per esempio, andare ad una festa di compleanno e pagarsi la cena.

Magnifica. Il cibo, ma anche l'atto stesso di mangiare. «A la magnifica!» si dice dirigendosi sparati al buffet.

Magnuca’. Magnucare. Mangiare: «Dio ci conduca 'n dove si magnuca» sintetizza una filosofia di vita quanto mai naturale e salutare in una frase paragonabile solo alla nota «Francia o Spagna basta che si magna», ad indicare che lo stomaco, come le idee, non conosce fazioni né frontiere.

Maialini. Fa’ 'maialini significa vomitare, magari dopo una bella bevuta. La frase evidentemente ricorda lo sforzo del rigurgito, paragonandolo ad un parto. Anche come fa’ 'gattini.

Maiàscula o maiàscola. Variante di maiala, usato spesso per definire una donna, per così dire, di facili costumi.

Mala parata. Situazione pericolosa, dalla quale è meglio uscire subito. «Mi so' visto a la mala parata!» si dirà raccontando di essere sfuggiti alle ire di una cinghialessa.

Malìa o magherìa. Qualunque cosa esorbiti dalla sfera degli eventi naturali: insomma un magia qualsiasi, anche l'occhiaticcio…

Maliccica’. Maliccicare. Duolere insistentemente ma non molto forte. Maliccicato è la persona malaticcia e poco in salute.

Malùria. Malessere non ben definito, ma comunque sufficiente a non stare bene: «Oggi mi sento buffo, ci devo ave’ qualche maluria!»

Malva! Escalamazione usata al posto di accidenti, o di poffarbacco, o di maremma zucchina. «So’ cascato da le scale, manca poco mi sfilo» «Malva!».

Mamma. «Grosso come 'na mamma» si dice di un oggetto eccessivamente grande, come una di quelle mamme tombolotte di un tempo.

Manica’. Manicare. Mettere il manico ad un utensile. A volte il termine si carica di allusioni sessuali nemmeno troppo velate insomma, si può manicare la zappa, ma anche la contadina.

Maniténgulo. Colui che tiene mano, il complice. «Vedo bene che hai portato anco i’ manitengulo» disse Gastigo quando vide arrivare a casa il nipote col compagno di serate danzanti…

Mano. Mano resta tale anche al plurale: «Leva le mano!»

Manóne. Figura mitica. Uomo capace di mangiare enormi quantità di qualsiasi cosa: una notte si sveglió e si mangió una cassetta di pomodori intera (aveva fame!). Un’altra sua impresa fu quella di andare a Manciano a piedi per un pranzo. Di conseguenza viene a volte usato come appellativo per gli spozzarati (v.).

Margòffa. Donna vecchia e grassa, spesso malvestita. «Riecco 'ste margoffe» si affermerà gentilmente vedendo avvicinarsi la solita squadra di pettegole del paese.

Marmàto. Giacciato, freddo come il marmo. La birra si beve marmata. Il cocomero si mangia ghiaccio marmato, e poi fa veni’ ‘l corpo sciolto (v.).

Marròca. Figura mitica usata come babau per spaventare i figlioli e non farli andare in posti pericolosi: «Nun c’ anda’ lì, che c’è la marroca!»

Marrùca. Sinonimo di rogàia (v), ovverossia di insieme di rovi.

Martinìcca. Freno a mano del carro, quello a leva. Esse' più 'ndietro de la martinicca del barroccio significa essere arretrato, sia mentalmente che civilmente. Una frase equivalente è: più 'ndietro del lume a mano.

Mastrovecchio. «A letto a letto, come 'figli di Mastrovecchio!» Raffinato invito a coricarsi; non è dato sapere chi fosse 'sto Mastrovecchio, ammesso che sia esistito al di là del bisogno della rima.

Mazzacane. Ammazza cani. L’ultimo dei lavori onesti. Data l’umiltà del lavoro in questione e la scarsa specializzazione che richiederebbe, si dice mazzacane anche di persona poco abile al mestiere che svolge, ma anche visibilmente male in arnese.

Mazzafegato. Ammazzafegato. Salsiccia fatta con il fegato, la milza ed altre carni sanguinolente del maiale, caratterizzata da un uso devastante del peperone: occhio a’ moroidi (vedi).

Mazzatrómbula. Fionda. Sicuramente la seconda parte deriva da frombola. Con la mazzatrombula andavamo a chiappa’ le lucerdule. Interessanti i costrutti «era meglio se ci tiravano co' la mazzatrombula» e «piuttosto mi ci fo' tira’ co' la mazzatrombula», che indicano il disagio di affrontare un cammino in salita faticoso e difficile. «Ma ‘sto posto ce l’hanno tirato in cima co’ la mazzatrombula?» ho esclamato giungendo strafialato al santuario dei ceri a Gubbio.

Mbròntana. Ragazza o donna fin troppo grassa o malmessa fisicamente, befana.

Melangula. Arancia. "La Melangula" era anche una associazione culturale che ha il merito di aver riportato in auge molte feste popolari santafioresi, tra cui la Fiaccolata.

Mèle. Miele, quello fatto da’ lapi. Per carnevale, alle pressanti richieste di un noioso che vorrebbe sapere da cosa mascherarsi, si risponde così: «Ci si veste te da mèle e io da merda: io lecco te e te lecchi me!». Questa frase è anche consigliata da Monsignor Della Casa nel Galateo.

Mèo. Persona estremamente sciocca (v. mete)

Merca’. Mercare. Marchiare, ma anche conciare per le feste, segnare di lividi il malcapitato. «Se ti chiappo ti merco bene bene».

Mèrca. Marcatura del bestiame, ma anche marcatura a suon di cazzotti (o scarica di legnate).

Merda. Anche come meia o mercica. «Merda va, merda viene»: con questa frase si vuole esprimere il disappunto peruna azione completamente inutile e che ha fatto solo tornare al punto di partenza, interessante alternativa all’informatichese garbage in, garbage out. «Ave’ la merda addosso» significa portarsi addosso una grande sfortuna, giustamente paragonandola ad una materia così sgradevole. «Merda pe' topi!» si esclama quando ci si trova davanti ad una situazione inaspettata ed estremamente negativa: «Merda pe' topi» sibilavo quando tornavo a casa alle tre la notte e vedevo la luce accesa in camera dei miei genitori (ora sono sposato e più posato).

Merdafannòve. Merda fa nove. Questo termine, di chiara ispirazione cabalistica (il nove nel tabellone è proprio “la merda”), viene usato per apostrofare affettuosamente una persona; in questo senso si pone come alternativo a, per esempio, merdosìno.

Merenna o merennóne. Merenda, ma soprattutto persona grossa e sciocca, buona solo a far merenda (non che sia un’attività disdicevole).

Mergullóne. Tipo grande e grosso, un marcantonio. A volte con connotazione di scarsa intelligenza del soggetto.

Mèria. Ombra: «Stratàmoci qui, a la meria del castagno!»

Meriòtto. Persona particolarmente stupida. Il termine, che deriva evidentemente da meria, indica forse «colui che sta all'ombra», ovvero colui che non vede la luce del sole, e quindi la saggezza (oh! pe’ fa questa mi ci so' 'mpegnato!)

Méscula. Mestola, ma anche la paletta dei muratori (cazzaruola).

Mestulazioni. Mestruazioni.

Mète. Forse il sinonimo più potente per idiota. A volte viene usata la frase «Mete co' le rote!» sfruttando la rima per rafforzare il concetto.

Mezza’. Mezzare. Rendere mézzo, ovvero bagnato, fradicio. Si dice anche «ti mezzo di legnate».

Mi'. Esclamazione tipica santafiorese (il fatto che la usino anche a Pisa mi lascia imperturbato), che sta per «guarda!». A volte è più complessa: «Mi' oh!» oppure «Mira oh!». Tipica la frase «Miratilo buffo!»

Migliaccio. Castagnaccio; dolce tipico fatto con la farina di castagne, il rosmarino e i pinoli. Esistono varianti più complicate ma sono poco consone con lo spirito santafiorese di una volta. «Fare il migliaccio» a volte assume il significato di conciare per le feste qualcuno o comunque fa’ misdea (ma è molto raro).

Mill'anni. «Mi sa mill'anni» vuole esprimere una durata (in senso temporale) lunghissima: «Ci sapeva mill'anni di fermacci!» dissero quei quattro che si ribaltarono con la FIAT 600 giù per un campo e la durarono parecchio prima di fermassi.

Minèlla. Contenitore rotondeggiante, conca, giumella (vedi)

Miràculi. Complimenti eccessivi. «Mica farai 'miraculi eh?» si dice ad una persona che rifiuta la terza piattata di tortelli.

Miraculóso. Persona che fa sempre molti miràculi (v.)

Miscellato. Bevanda servita al bar (anzi, al barre), composta da due o più tipi di vino mescolati (v.intramaccio), o da vino con spuma.

Misdèa. Confusione o, più aulicamente, casino. Si fa misdea quando, per portare un esempio, si scatena una scazzotatta.

Moglie. «Chi di meglio n'n ha, co' la su' moglie dorma». Questa frase indica la rassegnazione di chi, non avendo niente di meglio, è costretto ad arrangiarsi con quello che si ritrova.

Molla’. Mollare. Bagnare, infradiciare.

Moncùli. Località immaginaria, simbolo dell'irraggiungibilità. Il nome, formato da mon- (monte) e -culi (culi direi), ricorda il detto «in culo al mondo» o giù di lì.

Moròidi. Emorroidi, triste affezione rettale particolarmente soggetta a peggioramenti conseguentemente agli stravizi, quasi una punizione divina per l'orgoglio di dominare la materia commestibile. Di norma non fanno bene a’ moroidi il campari co’ le nocciuline e tutte le frutte secche, il croccante, le bevute, salsiccia e salame… che tristezza.

Morràia. Cumulo di neve fatto dal vento.

Morte. «La morte dei cani è la salute delle pecore» è la versione santafiorese di «quando il gatto non c'è i topi ballano».

Morto. «Nun sai né morto piagne’ né vivo consula’» , si dice di una persona che non sa fare niente, e non si sa districare in determinate situazioni. «A babbo morto» invece è un termine che indica grande impegno: «Mi so' messo a studia a babbo morto» , si dirà riferendosi al fatto di essere stati rimandati a tre materie col quattro. Da notare che normalmente pagare a babbo morto significa procrastinare il pagamento fino al conseguimento dell'eredità paterna, facendo incazzare il creditore e toccare il babbo.

Mosciarèlla. Castagna quasi secca e molto dolce; differente dalle castagne secche vere e proprie perché quest' ultime sono dure come i sassi e vanno ciucciate mooolto lentamente.

Move’. Movere. Quando una ragazzetta move vuol dire che comincia ad andare dietro ai ragazzi, ed ovviamente è valido anche il ragionamento opposto. Ai miei tempi le ragazzette movevano, sì, ma tutte verso Arcidosso e Castel del Piano: bella chiappa!

Mura’ a secco. Murare a secco. La frase si riferisce al mangiare senza bere niente: «Nun mi riesce di mura’ a secco!» e giù bicchierate di vino!

Muso agro. Dicesi muso agro un’espressione facciale tra l'imbronciato e il disgustato, che si può accomunare a quella di chi ha appena assaporato l'agro del limone (appunto). «Madonna che muso agro» si dirà commentando l’aspetto sfolgorante di Bruno Vespa.