P

Pacchiarìna. Fango coperto di impronte o impronte del fango medesimo disseminate sul pavimento. Le impronte possono essere anche d'acqua o neve semisciolta. «Maremma che pacchiarina, in terra pare c’abbiano fatto ‘l ballo di Mantova!» (v.)

Padella. «Bella, come ‘l culo de’ la padella!». Affettuoso complimento che si rivolge alle donne come apprezzamento simpatico ma non troppo impegnativo.

Pagliaio. Ovviamente monte di paglia raccolto attorno al palo (lo stollo) per meglio conservarla. Vista la scarsa mobilità dell'insieme, il termine indica anche la persona grossa e poco agile, nonché poco sveglia: «Poro pagliaio!» si dirà affettuosamente al culone che non si rialza più da terra. Personalmente trovo diletto nel chiamare pagliai gli insopportabili camper che procedono a passo d’uomo lungo le trade tortuose dell’Amiata, facendomi veni’ l’orso.

Pagliancùlo. Farfalla nera con le ali nere a puntini bianchi. Esiste la barbara usanza di infilarle una paglia nel sedere e quindi farla volare così, con gran sollazzo dei bambini e, soprattutto, della farfalla. Si usa anche per apostrofare una persona un po' sciorna (v.).

Pago. Il pago è il conto da pagare. «A chi tocca ‘l pago?» «A te».

Paìciola o paìciula. Mazza da tamburo, fungo dal lungo gambo e dalla larga cappella, che predilige i terreni puliti e smossi, per esempio cresce benissimo nei patatai. Ottimo alla brace ed al forno, è noto per la grossezza che può raggiungere. Per similitudine, si dice a volte: «Ando' vai con cotesta paiciula?» alle persone che passeggiano con quegli ombrellini pieghevoli, dalla buffa forma, che richiedono poteri extrasensoriali per essere aperti, e alla prima ventata si rovesciano.

Pallessa’. Pallessare, tirare a pallesso (v.), ma anche tirare di sotto da grande altezza.

Pallésso. Tecnica di gioco delle bocce, ma soprattutto della totara (v.), che consiste nel far compiere alla sfera una parabola molto accurata per meglio cogliere il bersaglio.

Pallucche. Pupille. «Pallucchino!» si dice di solito ad una persona con gli occhi un po' grossi.

Panténna. Pantano. Vedi fangareccia e trosce.

Papìo. Stoppino delle lanterne a petrolio, ma a volte anche quello delle candele.

Passatóia. Setaccio, colabrodo, tritaverdure.

Passione. «Che passione, avello di ciccia e baciallo di cartone!» Questa frase esprime grande nostalgia attraverso il fatto di baciare in effigie chi non è disponibile di persona. Si dice a volte per prendere in giro una persona che la fa decisamente troppo lunga…

Passionista. Persona appassionata di qualsivolglia attività, dalla pesca agli scacchi al mettersi le dita nel naso, e così via.

Passòccio. Frutto o vegetale che ha oltrepassato la giusta maturazione: viene da sé che si definiscono passoccie anche le signore che hanno abbandonato la più verde età.

Patente. Macchia sul davanti dei pantaloni, per cui quando uno ha la patente non è detto che sappia guidare, ma può darsi che si sia pisciato addosso.

Paure. Uno dei pochi termini rivolti al soprannaturale; si riferisce agli spiriti, ai fantasmi, e a tutto quello che genericamente spaventa l'uomo nell' oscurità. «Bada, un c' anda’ lì, ci so' le paure!» si diceva parlando di case che molto spesso erano frequentate solo da topi belli grossi.

Pazienza. «Pazienza, disse Giobbe a le granocchie!». Frase che esprime l'impotenza di fronte a qualcosa più grosso di noi, che richiede solo pazienza. Da notare la biblica citazione del paziente Giobbe: mi piacerebbe sapere però cosa c'entrano le ranocchie!

Pe’ la quale. «Riesci’ a fa’ qualcosa pe' la quale» significa riuscire a farla in modo ottimale, senza sbagli, e curandone tutte le rifiniture; in tal senso il modo di dire è sinonimo di “a regola d'arte”. «Mica mi sa fatto tanto pe' la quale 'sto lavoro, sa'?» si dirà al falegname che ci ha montato le persiane nuove dentro casa invece che fuori.

. Antico gioco popolare che consisteva nel far capovolgere dei bottoni posati su di un piano, soffiandoci sotto dicendo, appunto, «Pè!». Di giochi simili, fatti con poco o niente, ce n’erano tantissimi, ormai soppiantati dai modernissimi balocchi: i bimbi di oggi non giocano più a Campana o a Cucco (nascondino); nessuno si fa più le frecce smontando le stecche degli ombrelli o la fionda; chi ha più visto il trattorino fatto col rocchetto del cotone e gli elastici?

Pecétta. La pecetta è una riparazione fatta incollando una pezza. Pecetta indica qualsiasi cosa appiccicosa: «Guarda tutte 'ste pecette» si dirà criticamente guardando la solita macchina con i vetri pieni di adesivi idioti.

Peléngo. Corda, in special modo quella fatta con i peli di capra.

Pellàncica. Pellecchia, carne stopposa, dura e non masticabile.

Pelo palo. Faccela pelo palo significa farcela per il rotto della cuffia, per un pelo (v.lippe lappe).

Pennàto. Roncola. Attrezzo agricolo adatto a tagliare grossolanamente sterpi e ramoscelli. Si dirà in fatti «fatto col pennato» di una persona e di un oggetto rozzi. Il pennato è dotato di un gancio per attaccarlo alla cintura, ma a volte ci si casca sopra e ci si affetta il sedere. Pennati sono soprannominati gli abitanti di Montelaterone - tanto per dire quanto sia fini…

Pere cestelle. «Ma ‘n reggi manco le pere cestelle!» si dice a una persona particolarmente pettegola, che non sa tenere i segreti nemmeno per dieci minuti. Resterebbe da sapere che razza di pere sono, queste pere cestelle.

Pescecane. Persona che si stupisce davanti a tutto rimanendo sempre a bocca aperta, come si credeva stessero, appunto, i pescecani.

Pèschio. Paletto per chiudere le porte (impeschialle).

Pestarìna. Fango od acqua coperti di impronte, oppure orme fangose o bagnate lasciate sul pavimento. Temibile quando uno ha appena passato il cencio. Un sinonimo è il ballo di Mantova: «Maremma cane, avevo dato 'l cencio ora e mi c'hanno rifatto 'l ballo di Mantova!»

Petràccola. Trappola per piccoli animali fatta con un pietrone in bilico su legnetti. In senso più esteso, impiccio nel camminare, ostacolo.

Péttata. Salita particolarmente impervia, da affrontare di petto appunto.

Pettinicchio. Méttesi a pettinicchio o anche fa’ le cose a pettinicchio significa fare le cose con ostinazione e con rabbia, pe’ tigna.

Pezzo di catapezzo. Equivalente gentile del più corrivo pezzo di merda.

Pezzòla. Fazzoletto. La pezzola alla ritonda è il fazzoletto messo sulla testa e annodato sotto il mento, tipico delle donnine di paese.

Pezzòlo o pezzolétto. Tronchetto di legno, vedi anche troppulo.

Piaggia. Pascolo o terreno aperto generalmente, ma non necessariamente, in discesa. «Trauzzulommo abbraccicati giù pe' 'na piaggia» era frase ricorrente tra i focosi amanti d'una volta!

Pianura. Esse' di pianura, riferito ad oggetti vari, significa essere a poco costo, molto spesso regalato, ma per questo essere di poco valore. Mi sembra che il termine indichi un certo spregio per le regioni di pianura, forse anche perché una volta pianura (ovvero Maremma) era sinonimo di regione paludosa e quindi poco salubre.

Picchi. «C'hai 'na testa che manco 'picchi te l'avviano!». Questa frase viene rivolta al duro di turno, ovvero alla persona che ha la testa così dura che risulta inattaccabile anche ai picchi, e quindi non capisce niente («manco a chiamalla»). Al posto di questa frase si può usare anche la seguente: «Hai 'na testa che 'maiali la ruzzolano due o tre giorni e poi la lasciano sta’ (manco i maiali la vogliono)».

Piciàla. Si dice piciala un indumento sforzato ed allungatosi per l'uso. È comune la raccomandazione delle mamme ai figli: «Attento, 'un lo spiciala’ che è novo!»

Pidocchìno. Il vecchio cinema che si trovava in Via delle Scalette.

Piglia’ le pedate. Piglia’ le pedate (o le piedate) di qualcuno significa prendere esempio da quella persona, letteralmente seguirne le orme, anche se il termine viene usato per esempi negativi, quale lo stare al bagno due ore col giornale, o il grattarsi la testa con la forchetta, e così via…

Pila. Recipiente rotondo a bordo piuttosto alto, adatto ad abbeverare il maiale o il cane.

Pinata. Letteralmente colpo inferto lanciando una pina, corpo piccolo ma duro, in realtà frecciatina, allusione maligna.

Pincéllo. Fiocco di neve. «Vengano 'pincelli grossi come mamme!» si dice quando nevica copiosamente.

Pinta’. Pintare. Spingere. Rimarchevole la frase «Pinta frate, che 'l culo ti s'apre» indicante il fatto che a spingere troppo, spesso si aprono vie inconsuete.

Piove’ come le funi. Piovere a catinelle. Le funi sono abbastanza grosse, quindi se le gocce di pioggia sono grosse come funi, va da sé che piove fortino.

Pippa di cocco. «Dopo ‘l caffé, il grappino ci sta proprio a pippa di cocco», ovvero benissimo, è la morte sua…

Pippa sciocca. Al di là di pratiche onanistiche, il termine definisce la persona sciocchina e per niente brillante.

Pirozzo. Palo infisso nel terreno o comunque qualsiasi cosa lunga e stretta. In senso più largo, anche persona grossa e cogliona, ovvero di notevoli dimensioni ma piuttosto tonta: «Sei proprio 'n pirozzo!» si dice al disgraziato che, mandato a comprare un capo d'aglio, ritorna con una resta (v.) intera.

Pitarèlla. Contenitore di ceramica che veniva appeso al muro per tenervi una piccola quantità di acqua benedetta, onde usufruirne per le preghiere.

Pitóllo. Schicchera, colpo dato col dito indice.

Pitorzéllo. Prezzemolo, dal tedesco petersilie. Per curiosità, vedete caffeause.

Póccia. Seno. Alcune scuole filosofiche del paese ritengono che le pocce siano il motore immobile dell’universo. Si chiamerà acconciamente pocciona una ragazza dal grosso seno.

Polli ciechi. Esse' tenuto come 'polli ciechi significa essere mantenuto ottimamente, in tutti gli agi possibili, ben nutrito e soddisfatto.

Polmonaia. Grosso livido sul busto o sulla schiena (v. vidaresco).

Polpacciùto. Persona o cosa molto polposa, o ben fornita di carne, o comunque bella grossa.

Polpetta. Popolare piatto toscano; era (e qualche volta è) pratica comune fa' la polpetta al cane per ucciderlo con una polpetta avvelenata, qualora si dimostrasse particolarmente noioso. Ovviamente il cane era sempre quello del vicino, perché la fine per polpetta è ingloriosa. Per il proprio cane ci si rivolgeva più acconciamente al mazzacane.

Pontàta. Passeggiata fatta lungo il Ponte Viadotto, in un senso o nell'altro; è regolamentare se si arriva allo stop della cabina telefonica.

Ponto. Avverbio: ora. Pressoché in disuso.

Po' po'. Tratterò questa parola non come eufemismo infantile ma come equivalente di un attimo, un po': delusi? Comunque si dice, per esempio: «Fammi riposa’, ‘n po'po'!»

Pora Piallata. Figura di donna mitica che, dal nome, non doveva essere dotata di esuberanti forme femminili. Di fatto, ricorre come appellativo per le ragazze che sembrano tavoloni.

Potazzìna. Piccolo uccello (la cincia) il cui verso, secondo mio zio Vittorio, è «di’ di te, di’ di te!»

Preti e polli. «Preti e polli 'n furono mai satolli!». Questa frase sintetizza il velato anticlericalismo del popolo santafiorese, per il quale il clero è sempre stato qualcosa di estraneo al vero tessuto sociale del paese.

Proda. Argine, ma anche confine, parete, fiancata. «A le prode!» si dice per far togliere di mezzo le persone che ingombrano. Rimarranno nella storia le 127 Sport nere dei gonzi con le fiamme arancioni appiccicate sulle prode.

Pronospera. Peronospera, una malattia perniciosa della vite, ma anche sinonimo di influenza, tipo cinese e via dicendo. «So' tutto maliccicato, speriamo nun mi venga qualche pronospera!» si dice tastandosi le ossa doloranti.

Pucióni. Afidi delle rose, da non confondere coi pucìni che sono i pulcini, e con i pollìni, ovvero i pidocchi del pollame.

Pulenda. Alimento principe delle antiche mense santafioresi. La pulenda per eccellenza è quella di castagne, alimento tra i più pesi, ma anche tra i più genuini. A differenza di quella di granoturco è molto nutriente, costituendo perciò la base dell’alimentazione popolare; era costume, la mattina, preparare un tombulo di pulenda da un chilo e farselo durare tutta la giornata.

Pulendóne. Persona poco sveglia e per niente agile, come un tombulo di pulenda.

Pulléra. Vescica cutanea ripiena di sangue, che viene sulle dita o sotto le unghie in seguito a pestature col martello od oggetti simili. Eleganti a vedersi, le pullere vengono ostentate con grazia e orgoglio.

Purnélle. Frutti del purnello, ovvero susine (Davvero insospettabile eh?).

Purnéllo. Il susino. Sicuramente corruzione di prunello, l’albero delle prune o prugne.

Puzzuloso. Si dice puzzuloso di una persona sgradevole, che emani o meno un odore sgradevole, sul tipo dei punkabbestia oggi tanto di moda.