R

Rabàcchio o rabacchiétto. Persona bassa di statura, magra ed esteticamente poco incoraggiante (insomma, fa schifo).

Ràciulo o ràciolo. Truciolo della lavorazione del legno, ma anche persona di piccola statura. Secondo la Scuola del Borgo Antico «Arrivano ‘raciuli!» sarebbe stata l’esclamazione dei doganieri colombiani al veder scendere dall’aereo la rappresentanza santafiorese, il più imponente della quale era alto un metro e sessanta.

Ràgano. Ramarro. Il termine indica anche una persona molto brutta, anche al femminile (ràgana). Viene anche usato nella frase «verde come 'n ragano», da usare parlando di un verde molto acceso quale quello del ramarro

Ramerino. Rosmarino.

Rami e saraci. «Viene giù rami e saraci» si usa quando ci si tova dinanzi a una caduta rovinosa di oggetti (per esempio quando, appunto, si scosciano i rami del saracio e viene giù tutto), ma anche di fronte a una rovina economica o metaforica: «Mi sa tanto che alla Fiat viene giù rami e saraci».

Ràncico o rancicóre. Catarro nella faringe che dà noia nel parlare. «Oggi c'ho 'l rancico!» si dirà tentando invano di schiarirsi la gola.

Ranno. Detersivo ecologico fatto in casa con la cenere e l'acqua calda, dalle notevoli doti sgrassanti, che serviva a fare la bucata (v.) ed a lavare i figlioli, al solito recalcitranti. Viene tutt’oggi usato nell’espressione: «Nun conosci il ranno dal fragolino», che si rivolge normalmente a chi non sa minimamente riconoscere la qualità di ciò che beve.

Ranzagnòlo o anzagnòlo. Mattarello per fare la sfoglia. «Ti tiro 'l ranzagnolo ne la groppa!» è una tipica minaccia delle madri ai figli disobbedienti, di conseguenza la ranzagnolata è il colpo dato col ranzagnolo.

Rappresùra. Raffreddore. Con rappreso si indica appunto la persona raffreddata.

Raspallusci. Simpatico termine adatto ai bambini fino a 13-14 anni, che indica l'irrequietezza di questa verde età: bisogna essere molto vivaci per andare a raspa’ l'usci, indicando con questo una delle molte azioni puramente nocive che si fanno da piccoli.

Raspaticcio. Segno fatto raspando in terra. Con raspaticci di gallina si indica la cattiva grafia di molta gente (senza far nomi, i dottori, per esempio).

Rasposo o rasposetto. Affetto dal raspo, ovvero una malattia dei gatti che fa loro perdere il pelo; il termine indica anche un bambino molto vivace, il tipico monello, un raspallusci.

Rena. Terra. Il termine viene usato per indicare una grande quantità di materia sfusa, per esempio nelle frasi: piove’ come rena, soldi come rena e anche colpi come rena.

Réspice fina. Fa’ respice fina significa passare all’erpice ovvero fare piazza pulita, per esempio come quando i Bozzi si mettono a tavolino.

Rèsta. Treccia fatta con le cipolle o con i capi d'aglio da attaccare al muro e piluccare al momento del bisogno. Il Professor Demo di Borgo ebbe a commentare alle forze dell’ordine che lo avevavo minacciato d’arresto: «M’arrestate? Mica so’ ‘n capo d’aglio!»

Ricatta’. Ricattare. Raccattare da terra. «Vai! Io 'n ti ricatto!» disse argutamente un noto benzinaio all’adolescente che gli si era appena smusato per terra davanti. «Speriamo che 'l Signore mi ricatti!» indica invece la voglia di morire.

Ricutinassi. Ricutinarsi. Rifinirsi, vestirsi bene, per esempio mettendosi un bello splòncate.

Rifruca’ o rifruga’. Rifrucare. Mescolare, ad esempio la pulenda (v.)

Rigolizio o rigulizio. Liquirizia.

Rimango! Esclamazione che esprime stupore e sorpresa, attraverso il rimane’ (stupefatti). La frase «Rimango! Disse quello che partiva!». Attraverso il simpatico gioco di parole, incrementa il valore dell'espressione.

Rimena’. Rimenare. Rigirare (vedi rifruca’). Come riflessivo compare nel detto: «Chi va a letto senza cena tutta la notte si rimena!»

Rimette’ 'l cieco. Rimettere il cieco. Espressione piuttosto volgare che andrò a spiegare. Rimette’ significa mettere al coperto, al chiuso; il cieco è colui che non vede; ora, se si considera che il membro virile non ci vede, e che di solito si tende a metterlo al chiuso, ecco spiegato l'arcano. Insomma: sinonimo di tromba’.

Rimpacia’. Rimpaciare. Tornare a fare la pace dopo un litigio, ma come forma iterativa di impacia’, contare i punti dei giochi metà per uno: per esempio, con cinque quadri per uno, i quadri a scopa si impaciano (o rimpaciano).

Rimpalla’. Rimpallare. Tipico comportamento degli animali che non masticano, che fanno ruotare il boccone in bocca per trovare il giusto verso e deglutire. Si dice anche di chi mastica poco ed affrettatamente.

Rimpallassa’. Rimpallassare. Far rimbalzare come una palla. Molto poco usato.

Rincalca’. Rincalcare. Ammaccare. Rincalcata significa anche rimprovero molto violento, magari accompagnato anche da du' manate.

Rinchiocciulìto. Persona che si è progressivamente ingobbita, come capita spesso nella vecchiaia, assumendo una forma avvolta che assomiglia a quella del guscio della chiocciola.

Rincucculìto. Vedi sopra. Questa versione è moto più usata della precedente, specialmente dal sottoscritto che, entrando male nel posto guida della macchina della propria moglie, guida spesso rincucculito.

Rinconcòlto. Vedi sopra ed anche più sopra, insomma, è sempre la solita.

Rincotenni’. Rincotennire. Divenire duro come la cotenna (cotica) del maiale. Tipico di certe braciole una volta messe in padella.

Rinnoca’ o rioca’. Rinnocare. Ripetere. Il termine deriva dal popolare gioco dell'oca, nel quale il posarsi sulle caselle con l'oca fa avanzare di tante caselle quante erano indicate nell'ultimo tiro dei dadi. «Ma che fai, ci rinnochi?» si chiederà all’amico che ci sta spazzolando tutta la grappa migliore. «Inguatta ‘l nocino, sennò ci rinnoca» dicono di me a casa di certi conoscenti.

Rinvenculi' o rinvencoli'. Rinvenculire. Divenire vénco. Si dice di biscotti o comunque alimenti che abbiano perso la fragranza originaria.

Rinveni’. Quando si sta troppo in acqua la pelle si gonfia e diventa bianca, ovvero si rinviene.

Ripa. Strapiombo: “le Ripe” si chiama l'alto strapiombo che divide il Castello dal Borgo e da Montecatino

Ripiula’. Ripiulare. Rinvenire dopo uno svenimento o un malore. «So’ stracco, dammi ‘n bicchiere che mi ripiulo».

Risaióne. Persona che ride sempre, magari sgangheratamente e ad alta voce.

Riverièro. Levriero: «Correva come 'n riveriero!»

Rivultica’. Rivulticare. Rivoltare, girare, rotolare: «'l maiale si rivultica ne la mota!»

Ròcchio. Scroscio di liquido. «Un rocchio d'acqua».

Rogaia o rogaio. Roveto, ammasso di rovi (anzi, di roghi).

Romba de' tòni. Il rombo dei tuoni. Il termine viene usato nella frase «magni anche la romba de’ tòni», per apostrofare il commensale che «s’è magnato anche l'ossi e s’è bevuto l'acqua cul limone pe’ sciacquassi le mani nco’».

Rosicarèlla. Limìo, tensione interna che consuma le visceri, preoccupazione divorante: ma che volete di più? Che mi ci pigli la rosicarella?

Ròsta. Inferriata, spesso artisticamente lavorata, da porre alle finestre.

Rucio. Bruscolo, granello di polvere, ma anche persona o cosa piccola.

Ruga’. Rugare. Emettere un verso simile a quello del maiale quando è contento (grugnire).

Ruganza. Letteralmente arroganza, ma in santafiorese il termine assume anche il significato richiesta esosa ed esposta in malo modo. «Che so' 'ste ruganze?» è la corretta risposta ad un comportamento arrogante ed incivile.

Rulla. Gioco popolare consistente nel lancio raso terra, a turno, di un disco di legno, cercando di imprimergli velocità con una corda. Vince chi copre il percorso col minor numero di tiri (praticamente come nel golf). Una volta si andava a gioca’ a rulla alla Bella, perché era uno dei pochi tratti di strada dritta poco trafficato. Le ultime volte abbiamo giocato lungo la strada del Fantozzo.

Rusciandò. Aspro rimprovero che può anche sfociare nella baschina (v.). Sinonimi sono: rondò, rospata, canata, risciacquata e drusciata.

Ruspa’. Ruspare. L'attività tipica del pollo ruspante. Si dice anche del rastrellare. «Chi di gallina nasce in terra ruspa» è un modo di dire adoperato per calcare la mano sull'ineluttabilità delle discendenze, equivalente a «Quando la razza c'è, ‘l maiale viene» e «Il lupo mica caca l'agnelli».

Ruzzaióne. Persona che ha sempre voglia di ruzza’, ovvero di giocare e scherzare.

Ruzze. Voglia di ruzza’, di giocare.