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Tacchìna. Sinonimo del toscano topa, ovvero dei genitali femminili. Era tipico porre l'insidiosa domanda «Ma a te ti garba la tacchina?» ad ignari fanciulli per provocare le ire delle mamme e delle nonne quando questi andavano da loro a chiedere spiegazioni. «E l’ho pagato a colpi di tacchina!» è il degno finale di una canzone popolare santafiorese.

Tagliata. Parte di bosco che è stato abbattuto per il legname, e nel quale ricrescono i polloni. Niente a che vedere con il modo in cui i ristoranti oggi riciclano le bistecche tagliate male confondendone l’aspetto e facendoci anche figura.

Talocca’. Taloccare. Rimproverare aspramente.

Tangana’. Tanganare,ovvero fare i capricci (vedi gara).

Tanguànne. Versione ormai desueta di chiapponne (v.).

Tano. Sinonimo di spozzarato (v.), ovvero di mangione: dovrebbe essere il nome di qualche mangione passato alla storia (v. Manone).

Tarabaralla. Affermazione che indica una condizione di accettazione parziale e non del tutto soddisfacente. «Finché veniva qualcheduno a coglie’ ‘funghi, tarabaralla, ma ora ci rivoltano ‘castagni come ‘cinghiali!».

Tarambòzzulo. Persona bassa e tarchiata.

Tasso. Piccolo predatore selvatico. Si distingue in tasso porcino, molto buono da mangiare, e in tasso canino, dalla carne immangiabile. Che cosa distingua i due tipi di tasso ancora non è stato ben capito, comunque la distinzione esiste. A volte il termine può essere usato per definire persone particolarmente sgradevoli. Rimarrà sempre nella memoria di tutti la tassa Stefania, semiaddomesticata dal poro Nasca.

Teddèu. Te Deum, anche come Teddèumme. Preghiera religiosa particolarmente lunga, si dice infatti «lungo come 'l teddeu».

Tégolo. Tegola. Poiché le tegole sono esposte a tutte le intemperie, esite il costrutto concio come un tegolo, bella metafora per esprimere le condizioni pietose di un ubriaco o di uno colto da un acquazzone.

Testicciòla. Testa d'agnello, prima lessata, poi disossata, pressata e fritta. Si mangia tradizionalmente la mattina di Pasqua insieme coi carciofi fritti: quelli che probabilmente faranno le boccacce fanno proprio bene, così me la mangio io! E se vi sembra che la testicciola a colazione sia pesante, considerate che è tradizione la mattina del 16 di Agosto (San Rocco) fare colazione con la trippa.

Tirarospi. Triste tecnica per far spiaccicare i rospi. Consisteva in una vera e propria catapulta fatta con una tavoletta appoggiata su un sasso che faceva da fulcro, con il malcapitato rospo da una parte, che veniva poi spedito per aria con un energico pestone sull'altra estremità. Quella dei rospi era una categoria animale seriamente impegnata nell’educazione infantile, proprio come quella delle lucerdule (v.).

Tómbolo o tómbulo. La polenta nel paiolo pronta per essere rovesciata sulla spianatoia (v.). «Da’ 'l colpo al tombulo» significa proprio vuotare il paiolo con un bel colpo secco, e di conseguenza dare il via al pranzo a base di pulenda (v.). In senso traslato significa anche dare il via ad una operazione.

Tondo. Aggettivo per definire una persona grezza e poco avvezza alla vita di società. Ave’ le spalle tonde significa non aver voglia di lavorare, visto che sulle spalle tonde non ci si può caricare alcunché. Ave’ 'piedi tondi invece significa non essere buono a stare in piedi (tipico di chi cade sempre per le terre).

Topi. Gli abitanti di Montegiovi, ma anche certi dolcetti natalizi buonissimi fatti dagli Orsi (v.).

Topóne. Vino rosso di scarso pregio, ‘gnorante e basta.

Tórbo o tórbulo. Riferito al vino, serve a specificare quando la bevanda non è chiara ma opaca, piena di particelle in sospensione: quando si posano si ha la fondàta. Riferito alle persone indica il tale dal comportamento poco chiaro.

Torbulóne. Corrente torbida di un fiume, ma anche vino torbo (v.)

Tordo. «Ora c'è ‘l tordo e la sassata» si dice prima di un’azione che comporterà grande danno. «C'è 'l tordo e la sassata!» dico all’avversario quando mi lascia otto punti già fatti a biliardo.

Tórso. Torsolo della mela, ma anche persona piuttosto ignorante e rustica. Torsi si chiamano anche gli abitanti di Bagnolo (mah!).

Tòtara. La totara è una sfera di ferro di circa 7-8 cm di diametro o più, che serve all'omonimo gioco, esclusivamente santafiorese, che per questo merita di essere descritto. Si gioca praticando nove buche (tre file di tre, in quadrato) delle dimensioni della totara. In esse ognuno mette i soldi necessari per giocare una mano. Tirando da lontano, se si prendono le buche laterali si riguadagna il proprio pegno, se si prende quella centrale si vincono tutti i soldi rimasti sul campo. Per traslato, si dice totara di una persona vistosamente grassa. Il totaro è l'insieme delle buche sulle quali si gioca. Il detto: scalcagna’ 'l totaro si riferisce al fatto di rompere a calcagnate le buche (di solito fatte nella terra), in modo che, terminato il gioco, nessuno può più adoperare il totaro; la frase viene usata per indicare la fine di una collaborazione che termina con la distruzione di tutto ciò che era coinvolto.

Tozzi. Grumi di farina non cotta che si ritrovano nella polenta se «nun 'è stata rifrugata bene»; per esempio ce ne sono a iosa nella polenta che danno per la Fiaccolata!

Trabaschia’. Trabaschiare. Far oltrepassare al carico la metà del basto dell’asino, ovvero raggiungere e superare la metà del lavoro, o più genericamente la sommità di un ostacolo. Il giovedì, al lavoro, si trabaschia.

Traìcche. Mezzo di trasporto curioso, che sta su «co' 'fili e co’ lo sputo».

Tramonto. «Tramonto rosso, o piscio o soffio». Provate a farlo tornare con «Rosso di sera bel tempo si spera».

Trampella’. Trampellare. Camminare barcollando.

Tramuta’. Tramutare. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, il termine non ha nessun valore magico. Significa invece cambiare di recipiente ad un liquido, in genere infiascare il vino. Tramutà 'l vino di conseguenza non significa ripetere qualche miracolo del Vangelo…

Tranìto. Animale o persona secca finita, ovvero magra da far paura.

Trapela’. Trapelare. Rimorchiare via un mezzo da una panne. Cioè quello che fanno i mezzi dell’ACI, chissà se lo sanno!

Trapélo. Fessura dalla quale fuoriesce (trapela) una sottile vena di liquido.

Tràppula. Gioco, scherzo, cosa di poca importanza. Si chiama trappulóne o capotràppula la persona che scherza sempre e si prende beffe degli altri (sul tipo di mio zio Vittorio).

Trauzzula’. Trauzzulare, ovvero rotolare a balzelloni, magari giù per una piaggia (v.). «In discesa tutti 'sassi trauzzulano» si dirà per esprimere il proprio mancato apprezzamento per un'azione fin troppo facile.

Travaglia’. Travagliare. Suscitare disgusto; anche riflessivo (travagliassi). Niente a che vedere con il travaglio del parto o con il travagghiu siciliano. A Santa Fiora ci si travaglia solo quando si rivolta lo stomaco.

Travaglióso. Persona che suscita disgusto.

Traventa’. Traventare. Gettare dalla finestra o dall'alto, ai quattro venti (tra 'venti, appunto).

Travògliesi o travogliulàssi. Travogliersi. Rotolarsi per terra.

Travoglióni. Vedi troguloni.

Tre braccia e 'na lira. Una cosa da tre braccia e 'na lira è un oggetto che vale pochissimo, quasi niente (‘na sega).

Tre passi. «Levati di tre passi (da 'coglioni)» è una chiara esortazione ad allontanarsi, che fornisce tra l'altro anche la misura minima di vicinanza.

Trétta. Grosso spavento, colpo al cuore.

Trìbbio. Caduta rovinosa, che provoca grossi danni.

Tricciòlo. Nastro di stoffa adatto per legare, ad esempio, le mutande. Molto usato quando ancora non si usavano gli elastici.

Trìciolo o trìciulo. Truciolo del legno, ma anche sinonimo di piccola quantità: «Lo voi 'l capocollo?» «Giusto 'n triciulo».

Tritìo. Lo sbriciolare completamente qualcosa, ma anche sinonimo di battucìna (v.).

Trito. Si dice di persona povera ed estremamente malmessa, come un oggetto tritato (appunto). Anche nella allocuzione «trito come il sale fino».

Tròglio o trògliulo. Balbuziente (ma senti te!).

Trogula’ o introgula’. Trogulare. Fare qualcosa con malgrazia, sporcando e non rimettendo a posto, come il maiale al trogulo. «Che ‘ntroguli?» si chiederà correttamente all'imbianchino che dipinge la stanza dimostrando scarsa attitudine.

Trògulo. Truogolo del maiale. Inoltre va anche a significare un oggetto di poco conto o lasciato in disordine: «Leva 'troguli dal tavolino» mi diceva mia mamma per farmi togliere i soldatini dal tavolo per apparecchiare. Si dirà trogulo anche di una persona travagliosa (v.).

Trogulóne. Persona disordinata e sporca

Trogulóni. «Fa’ le cose a troguloni» significa farle male e con scarsa cura. «Esse’ a troguloni» vuol dire invece essere steso in terra (magari dove è sporco) o fare qualcosa molto vicino alla superficie terrestre.

Troiaio. Situazione o luogo particolarmente sgradevole, da troie appunto (troie femmine del maiale e non altro, eh!?). «Ha' fatto 'n bel troiaio» dirà la madre di famiglia quando il muratore avrà intonacato anche le finestre. Sinonimi di troiaio sono anche maialaio, puttanaio, porcaio, arello (v.).

Tromba’. Trombare. Trasferire liquidi mediante un condotto lungo e stretto (la tromba), per cui possedere carnalmente, copulare. Il modo più toscano per chiamare l'attività sessuale. Il termine possiede una forza che lo fa preferire di gran lunga a tutti gli altri sinonimi, ed è avvicinato solo da pipa’, che comunque non possiede la stessa carica villana (ma vitale).

Tronchiccia’. Tronchicciare. Spezzettare troncando in piccole parti.

Tròppulo o troppolétto. Piccolo pezzo di legno, scarto della lavorazione. Anche come cepparèllo. Di conseguenza si può usare per apostrofare persone notoriamente tappe.

Tròsce. Fango, pantano piuttosto insidioso. Bisogna stare attenti di non ritrovarsi «co’ le trosce fino a' garetti!»

Troscióna o trosciarda. Ragazza molto prosperosa, decisamente troppo, avvezza ad agghindarsi «come 'na troia».

Turaculo. Bacca della rosa selvatica dal buon sapore ma degli effetti sull'intestino evidenziati proprio dal nome.

Turbo. Vedi torbo.